Arti Divinatorie

I demoni erano terribili, capaci di uccidere uomini o bestie, ma tuttavia non potevano distruggere la vita, né permanentemente sconvolgere l’ordine della natura. Un’eclissi di sole causava del panico; ma alla fine il sole riusciva vittorioso da questa lotta contro il male, perché non era forse vero che esso un giorno dopo l’altro sorgeva e tramontava, mentre le stagioni s’avvicendavano regolarmente portando il tempo della seminagione e quello del raccolto? L’uomo spronava il ritmo della natura con l’incantesimo, colla danza e col cenno; e gli astri si muovevano in accordo con immutabili leggi, quasi per offrire testimonianza dell’armonia del mondo.Col progresso della civiltà, si modificò l’antico dualismo. I saggi Caldei scoprirono un ordine più eccelso e una legge migliore. Nella notturna contemplazione del cielo stellato i sacerdoti concepirono un dio supremo, origine delle altre divinità. Questo Dio creatore era vincolato all’eterna legge che egli stesso impersonava, e sottomesso ai propri decreti. Una religione più pura, fondata su di un sistema filosofico, era nata dal mondo demoniaco degli Accadi.

Circa duemila anni fa prima della nostra era, s’effettuo la riforma s’affermò una cascata di sacerdoti, nei quali s’accentrava ogni dottrina occulta. Essi erano esperti nell’arte sella profezia, e leggevano il futuro nei fegati e negli intestini degli animali sgozzati, nel fuoco, nel fumo e nello splendore delle pietre preziose. Gli alberi parlavano a loro, e così pure i serpenti (i più saggi di tutti gli animali). La pioggia, il vento, le nubi, la folgore erano notati come presagi; gli animali, le mosche, gli insetti erano a loro volta latori di occulti messaggi.

“Se un cane rosso entra nel tempio, gli dei l’abbandoneranno.
Se un cane è trovato a giacere sul trono del re, il palazzo sarà incendiato.
Se un cane bianco entra nel tempo, questo sussisterà per lungo tempo.
Se un cane grigio entra nel tempio, questo perderà ogni sua possessione.
Se un cane giallo entra nel palazzo del re, il palazzo sarà distrutto.” *

I Caldei cercavano anche di predire il futuro mediante la divinazione colla freccia. Negli sccritti di Ezechiele leggiamo:

“Il re di Babilonia sta al principio delle vie, alla biforcazione delle due strade, intento alla divinazione; egli agita le frecce…”

Secondo san Girolamo, il re usava le frecce per uno scopo strategico: contrassegnava le frecce coi nomi dei suoi nemici, le metteva nella faretra, la scuoteva e n’estraeva una freccia; il nome sorteggiato indicava all’esercito il suo primo obbiettivo.

Le pratiche divinatorie possono apparire puerili o almeno così primitive, ma questa critica risulterà infondata, se si tenga presente la concezione del mondo presso i Caldei, che era sostanzialmente magica, affine a quella degli Egiziani, dei Greci e Romani. Ritroviamo “superstizioni” simili tra tutti questi popoli, dove la divinazione è l’applicazione logica delle teorie magiche. Per il mago non esistono eventi accidentali; ogni cosa obbedisce all’Unica Legge, che non opprime come una coercizione, ma piuttosto è gradita quale liberazione dalla tirannia del caso. Il mondo e i suoi Dei obbediscono alla regola, che vincola insieme tutte le cose e tutti gli avvenimenti. Certa stant omnia lege: ogni cosa è stabilita incrollabilmente da questa legge che l’uomo saggio discerne in incidenti che sembrano fortuiti al profano. Una curva osservata nel volo degli uccelli, il latrato di un cane, la figura d’una nuvola sono occulte manifestazioni di quell’onnipotente coordinatore, che è fonte di unità e di armonia.

Tratto da “Lo Specchio della Magia” di Burt Seligmann
* François Lenormant, “La divination chez les Chaldées”.

Gli Dei dimenticati

Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha provato la sensazione d’esser circondato dall’ostilità di malefici esseri sovrannaturali, e l’uso dei riti magici è stato la sua solo difesa contro di loro. La mentalità popolare era ossessionata da perfidi demoni che esigevano sacrifici e preghiere. Ma i saggi delle antiche civiltà conoscevano anche l’esistenza di spiriti benigni, sempre pronti ad accorrere alla riscossa degli afllitti.
Nelle più evolute religioni magiche, i sacerdoti concepirono una suprema deità, savia regolatrice dell’armonia dell’universo.
Fra questi territori e prodigi vivevano i popoli del Trighi e dell’Eufrate.

Dalle empie pianure, dalle terrazze dei templi, i sacerdoti scrutavano i cielo stellato, meditando sull’enigma dell’universo, sulla causa prima di tutti gli essere, della vita e della morte.

Offrivano le loro preghiere allo spirito di Hea, la terra, e allo spirito di Ana, il Cielo; e cercavano cogl’incantesimi, col fumo dell’incenso, colle grida o coi sussurri, d’attirare l’attenzione degli Dei incostanti, cui bisognava instancabilmente rammentare le sventure dei mortali.

Non soltanto si temevano i demoni, ma anche nell’intimo stesso dell’uomo vivevano spaventosi poteri. Se la magia proteggeva, poteva del pari distruggere, arma formidabile in mani criminali che l’usavano per scopi malefici. Lo stregone si riteneva al di là delle leggi e dei comandamenti religiosi, lanciando scongiuri e recitando incantesimi per uccidere a casaccio.

“L’imprecazione agisce sull’uomo come un demone crudele. La stridula voce incombe su di lui. La malefica voce incombe su di lui. La perfida imprecazione è la causa della sua malattia. La malefica imprecazione strangola quest’uomo come un agnello. Il Dio che è nel suo corpo cagionò la ferita; la Dea gli apporta l’angoscia; la stridula voce, simile a quella della iena, l’ha sopraffatto e lo padroneggia.” *

Alcuni stregoni erano creduti possessori di malocchio, che permetteva loro di uccidere con un semplice sguardo alle vittime; di altri si diceva che plasmassero immagini dei loro nemici, per arderle o forarle con spilli secondo la gravità del male che volevano infliggere.

“Colui che fabbrica l’immagine, colui che lancia la fattura, il volto dispettoso, l’occhio maligno, la maledica bocca, la maledica lingua, le malediche labbra, le malediche parole. Spirito del Cielo, ricordati! Spirito della Terra, ricordati!” *

Vi erano incantesimi con innumerevoli operazioni della magia nera, contro i demoni onnipresenti che s’insinuavano dentro la casa, impedendo alle donne di concepire,rubando i bambini, talvolta piombando sui paesi come tartari saccheggiatori.

“Essi devastavano una terra dopo l’altra, essi innalzano lo schiavo al disopra del suo rango, essi cacciano la donna libera fuori della casa dove partorì, essi precipitano i teneri uccellini fuori del loro nido, essi incalzano i buoi davanti a sé, e mettono in fuga l’agnello, i demoni perfidi e astuti.” *

Ma in mezzo al tumultuoso terrore, s’udivano anche voci di pace, e inni d’adorazione, s’alternavano con gl’incantesimi. Un frammento di tavoletta in caratteri cuneiformi ripete ancora: “Le ghirlande… o eccelso pastore… sui troni e sugli altari… lo scettro marmoreo… o eccelso pastore, o Re, pastore dei popoli…”.
Ma questi placidi canti si tacciono quando Namtar, demone mortale, dispiega le negre ali. Allora gli afflitti si rammentano di Mulge, Signore dell’Abisso e dei pianeti. Mortalmente atterriti invocano gli dei e gli spiriti, che avevano negletti nella proprietà, poiché gli uomini hanno corta la memoria non meno gli dei che hanno foggiato a propria immagine.

“Spirito di Mulge, Signore delle contrade, ricordati. Spirito di Nin-gelal, Signora delle contrade, ricordari. Spirito di Nidar, possente guerriero di Mulge, ricordati. Spirito di Paku, sublime intelligenza di Mulge, ricordati. Spirito di En-Zuna, figlio di Mulge, ricordati. Spirito di Tishku, Signora dell’Ospitalità, ricordati. Spirito di Udu, Re della Giustizia, ricordati…” **

Di questo significato sono le iscrizioni cuneiformi che nel settimo secolo a. C. il Re Ashurbanipal fece compilare sugli antichi tresti accadiani. Questi erano ormai divenuti da lungo tempo inintelligibili, ma appunto per questa ragione poteri anche più grandi si attribuivano ad essi. Si Riteneva per certo che queste formule misteriose, recitate attraverso le generazioni, fossero ancora efficaci. La credenza che la parola magica non debba subire modificazioni si ritrova presso altre nazioni dell’antichità, e del resto persiste anche fra noi.

Per loro il bene e il male erano causati da spiriti buoni o cattivi inviati da deità buone o cattive. Un mondo dualistico è il campo dell’incerta battaglia fra le forze della luce e delle tenebre. Non si facevano distinzioni etiche in questa lotta perenne, nella convinzione che soltanto attraverso la fatalità queste forze sono buone o cattive. Come dimostra l’esempio di Mulge che, sebbene non appartenga sostanzialmente al principio del male, tuttavia generò Namtar, il più efferato dei demoni.
Il bene o il male non sono nemmeno necessariamente distribuiti in dimore separate: le forze benefiche soggiornano nel tetro abisso di Mulge, e forze nocive vivono fianco a fianco con quelle caritatevoli. Con simili credenze, l’uomo sarebbe rimasto preda del caos, se non si fosse raccomandato alle arti magiche per proteggersi contro gli influssi maligni.
Mediante la magia la società si risaldava e si coordinava la vita quotidiana dell’uomo. Le arti fiorivano, i mercanti attendevano ai loro commerci, le truppe manovravano nella pianura, dai templi s’elevava il fumo dei sacrifici.

Gli antichi Ealmiti avevano raffigurato i loro dei sotto forma di animali. Ma fra i Sumero-Accadiani l’animale è soggetto e forzato a conformarsi alle maniere umane, e gli dei umani affiorano alla bestia. Feste gioiose s’alternavano con sacrifici solenni, e tutto si compiva per operazioni magiche che affrancavano l’anima dal terrore e stimolavano l’immaginazione dell’uomo, e per scopi magici si scolpivano immagini, si scrivevano poemi, si suonava musica, e s’innalzavano pubblici monumenti.

Tratto da “Lo specchio della magia” di Burt Seligmann
*
Gli incantesimi sono tradotti da François Lenormant, “La megie chez les Chaldèens”.
** Mulge è il signore dell’inferno; Nin-gelal è la terra; Nindar è saturno; Paku è Mercurio; En-Zuna è la luna; Tishku è Venere; Udu è il sole.

Aleister Crowley: “La Grande Bestia”

Cercando di capire … Chi era la “Grande Bestia”? Chi era Aleister Crowley?

Aleister Crowley“L’uomo più vizioso del mondo…” così lo descriveva la stampa sua contemporanea. Cresciuto da genitori appartenenti ad una setta fondamentalista cristiana e convinti che chiunque non appartenesse al loro gruppo fosse condannato al fuoco eterno, fino all’età di dodici anni ebbe il divieto di leggere altri libri se non la Bibbia. E lui la lesse.

Nel periodo dell’adolescenza decise di essere La Bestia delle Rivelazioni, e si dichiarò tale.

Una dichiarazione scioccante, specialmente in epoca vittoriana. Ma Crowley fu anche un bravo poeta, abile giocatore di scacchi, pittore, scalatore provetto ed esploratore. Sosteneva poi di conoscere a fondo buddismo, taoismo, yoga e, soprattutto, la “magick“. Faceva anche regolare uso di cocaina, oppio, peyote e hashish.

All’età di 45 anni si proclamò santo della Chiesa Gnostica, diventando il “dio” del suo tempio personale; in quel periodo era ormai indesiderato in numerosi paesi, espulso da alcuni altri o costretto a lasciarli.

La sua reputazione di sesso selvaggio e orge a base di droghe, che combinava con i riti religiosi dell’ordine che aveva creato, fu un fattore importante nelle difficoltà che ebbe con vari governi.

A Cefalù, in Sicilia, fondò la “Abbazia del Fai Ciò che Vuoi“, dove visse con un’accolita di amanti facendo esperimenti sessuali, narcotici ed occulti.

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The Book of the Law, secondo Aleister Crowley, l’autore del volume, Il Libro che gli era stato dettato telepaticamente in tre giornate successive: l’8, il 9 e il 10 di aprile del 1904.

Il vero “autore” si riferiva a se stesso come ad Aiwas: “un messaggero delle forze che nel presente regolano la Terra“. Aiwas, uno spirito “in possesso di conoscenza e poteri fantastici“, trasmetteva le sue parole in modo telepatico.

Si trattava della bibbia di Crowley.
Il Libro enuncia “La Legge di Thelema” (Thelema, dal greco volontà) che consiste in un “semplice codice di condotta”:

FAI CIÒ CHE VUOI

Crowley, prima della sua morte, a proposito de Il Libro scrisse:

“… è una sintesi sublime di tutte le scienze e di tutte le etiche. È in virtù di questo libro che l’Uomo può ottenere un grado di libertà fino ad ora mai nemmeno immaginato possibile, uno sviluppo spirituale del tutto superiore a quanto fino ad ora conosciuto.”

Gli scritti di Crowley sono straordinariamente numerosi. Nel suo Magick in Theory and Practice scrive:

“L’unico e intero oggetto di tutta la vera formazione magicka è liberarsi da qualsiasi tipo di limitazione.”

(Crowley aggiungeva  lettera “k” alla parola magico per differenziare il suo campo da quello che attraeva i “deboli” e i “dilettanti”).

Il Libro non cita Francois Rabelais, ma la “Legge di Thelema” in realtà deriva da una sua opera. Rabelais, prete che aveva studiato al Seminario della Sorbona di Parigi, scrisse un libro intitolato Gargantua; in stile di favola buffa, conteneva idee in forte contrasto con la Chiesa Cattolica del tempo, idee che, se fossero state presentate in modo serio, sarebbero potute essere facilmente etichettate come eresia (con conseguente pena di morte).

Rabelais racconta di come “i Thelemiti erano governati, e del loro modo di vita“:

“La loro vita non era spesa in leggi, statuti o regole, ma secondo il loro piacere e libera volontà. Si alzavano dal letto quando pensavano fosse il momento giusto; mangiavano, bevevano, lavoravano quando ne avevano voglia o vi si sentivano disposti. Nessuno li svegliava, nessuno li costringeva a mangiare, bere o fare qualsiasi altra cosa; perché così aveva stabilito Gargantua. In tutte le loro regole c’era una sola clausola da osservare:

FAI CIÒ CHE VUOI.

Poiché gli uomini che sono liberi, riposati e ben nutriti, e frequentano compagnie oneste, hanno uno sprone e un istinto naturale che li spinge verso azioni virtuose, li trattiene dal vizio, ed è chiamato onore…

Questo è Rabelais.

The Book of the Law di Crowley aggiunge una svolta nuova e ardente alla Legge di Thelema descritta da Rabelais:

“Non abbiamo nulla in comune con gli emarginati e gli incapaci: muoiano essi in miseria. Poiché non sentono. La compassione è il vizio dei Re. Calpesta i miserabili e i deboli: questa è la legge del forte, questa è la nostra legge e la gioia del mondo.
… Sono il serpente che dà Conoscenza e Delizia, e con l’ebbrezza agita i cuori degli uomini. Per adorarmi bevete vino, assumete droghe strane… non vi faranno male. È una bugia, questa follia contro il sé… oh uomini, siate forti! Lussuria, godetevi ogni cosa in estasi e rapimento…
… i re della terra devono essere re per sempre: e gli schiavi devono servire.
Coloro i quali cercano di intrappolarti, di sopraffarti, devi attaccarli senza quartiere e senza pietà; distruggili completamente.
Sono unico e conquistatore. Non mi interessano gli schiavi che periscono. Possano essere dannati e morti! Amen.
Nessuna pietà per chi cade! Non li ho mai conosciuti. Non consolo: odio i consolati e i consolatori!”

Tratto da “Messia o Pazzo?” di Bent Corydon e Ron Hubbard, Jr. (alias Ronald DeWolf)
Traduzione in Italiano a cura di
“Allarme Scientology”