Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha provato la sensazione d’esser circondato dall’ostilità di malefici esseri sovrannaturali, e l’uso dei riti magici è stato la sua solo difesa contro di loro. La mentalità popolare era ossessionata da perfidi demoni che esigevano sacrifici e preghiere. Ma i saggi delle antiche civiltà conoscevano anche l’esistenza di spiriti benigni, sempre pronti ad accorrere alla riscossa degli afllitti.
Nelle più evolute religioni magiche, i sacerdoti concepirono una suprema deità, savia regolatrice dell’armonia dell’universo.
Fra questi territori e prodigi vivevano i popoli del Trighi e dell’Eufrate.
Dalle empie pianure, dalle terrazze dei templi, i sacerdoti scrutavano i cielo stellato, meditando sull’enigma dell’universo, sulla causa prima di tutti gli essere, della vita e della morte.
Offrivano le loro preghiere allo spirito di Hea, la terra, e allo spirito di Ana, il Cielo; e cercavano cogl’incantesimi, col fumo dell’incenso, colle grida o coi sussurri, d’attirare l’attenzione degli Dei incostanti, cui bisognava instancabilmente rammentare le sventure dei mortali.
Non soltanto si temevano i demoni, ma anche nell’intimo stesso dell’uomo vivevano spaventosi poteri. Se la magia proteggeva, poteva del pari distruggere, arma formidabile in mani criminali che l’usavano per scopi malefici. Lo stregone si riteneva al di là delle leggi e dei comandamenti religiosi, lanciando scongiuri e recitando incantesimi per uccidere a casaccio.
“L’imprecazione agisce sull’uomo come un demone crudele. La stridula voce incombe su di lui. La malefica voce incombe su di lui. La perfida imprecazione è la causa della sua malattia. La malefica imprecazione strangola quest’uomo come un agnello. Il Dio che è nel suo corpo cagionò la ferita; la Dea gli apporta l’angoscia; la stridula voce, simile a quella della iena, l’ha sopraffatto e lo padroneggia.” *
Alcuni stregoni erano creduti possessori di malocchio, che permetteva loro di uccidere con un semplice sguardo alle vittime; di altri si diceva che plasmassero immagini dei loro nemici, per arderle o forarle con spilli secondo la gravità del male che volevano infliggere.
“Colui che fabbrica l’immagine, colui che lancia la fattura, il volto dispettoso, l’occhio maligno, la maledica bocca, la maledica lingua, le malediche labbra, le malediche parole. Spirito del Cielo, ricordati! Spirito della Terra, ricordati!” *
Vi erano incantesimi con innumerevoli operazioni della magia nera, contro i demoni onnipresenti che s’insinuavano dentro la casa, impedendo alle donne di concepire,rubando i bambini, talvolta piombando sui paesi come tartari saccheggiatori.
“Essi devastavano una terra dopo l’altra, essi innalzano lo schiavo al disopra del suo rango, essi cacciano la donna libera fuori della casa dove partorì, essi precipitano i teneri uccellini fuori del loro nido, essi incalzano i buoi davanti a sé, e mettono in fuga l’agnello, i demoni perfidi e astuti.” *
Ma in mezzo al tumultuoso terrore, s’udivano anche voci di pace, e inni d’adorazione, s’alternavano con gl’incantesimi. Un frammento di tavoletta in caratteri cuneiformi ripete ancora: “Le ghirlande… o eccelso pastore… sui troni e sugli altari… lo scettro marmoreo… o eccelso pastore, o Re, pastore dei popoli…”.
Ma questi placidi canti si tacciono quando Namtar, demone mortale, dispiega le negre ali. Allora gli afflitti si rammentano di Mulge, Signore dell’Abisso e dei pianeti. Mortalmente atterriti invocano gli dei e gli spiriti, che avevano negletti nella proprietà, poiché gli uomini hanno corta la memoria non meno gli dei che hanno foggiato a propria immagine.
“Spirito di Mulge, Signore delle contrade, ricordati. Spirito di Nin-gelal, Signora delle contrade, ricordari. Spirito di Nidar, possente guerriero di Mulge, ricordati. Spirito di Paku, sublime intelligenza di Mulge, ricordati. Spirito di En-Zuna, figlio di Mulge, ricordati. Spirito di Tishku, Signora dell’Ospitalità, ricordati. Spirito di Udu, Re della Giustizia, ricordati…” **
Di questo significato sono le iscrizioni cuneiformi che nel settimo secolo a. C. il Re Ashurbanipal fece compilare sugli antichi tresti accadiani. Questi erano ormai divenuti da lungo tempo inintelligibili, ma appunto per questa ragione poteri anche più grandi si attribuivano ad essi. Si Riteneva per certo che queste formule misteriose, recitate attraverso le generazioni, fossero ancora efficaci. La credenza che la parola magica non debba subire modificazioni si ritrova presso altre nazioni dell’antichità, e del resto persiste anche fra noi.
Per loro il bene e il male erano causati da spiriti buoni o cattivi inviati da deità buone o cattive. Un mondo dualistico è il campo dell’incerta battaglia fra le forze della luce e delle tenebre. Non si facevano distinzioni etiche in questa lotta perenne, nella convinzione che soltanto attraverso la fatalità queste forze sono buone o cattive. Come dimostra l’esempio di Mulge che, sebbene non appartenga sostanzialmente al principio del male, tuttavia generò Namtar, il più efferato dei demoni.
Il bene o il male non sono nemmeno necessariamente distribuiti in dimore separate: le forze benefiche soggiornano nel tetro abisso di Mulge, e forze nocive vivono fianco a fianco con quelle caritatevoli. Con simili credenze, l’uomo sarebbe rimasto preda del caos, se non si fosse raccomandato alle arti magiche per proteggersi contro gli influssi maligni.
Mediante la magia la società si risaldava e si coordinava la vita quotidiana dell’uomo. Le arti fiorivano, i mercanti attendevano ai loro commerci, le truppe manovravano nella pianura, dai templi s’elevava il fumo dei sacrifici.
Gli antichi Ealmiti avevano raffigurato i loro dei sotto forma di animali. Ma fra i Sumero-Accadiani l’animale è soggetto e forzato a conformarsi alle maniere umane, e gli dei umani affiorano alla bestia. Feste gioiose s’alternavano con sacrifici solenni, e tutto si compiva per operazioni magiche che affrancavano l’anima dal terrore e stimolavano l’immaginazione dell’uomo, e per scopi magici si scolpivano immagini, si scrivevano poemi, si suonava musica, e s’innalzavano pubblici monumenti.
Tratto da “Lo specchio della magia” di Burt Seligmann
* Gli incantesimi sono tradotti da François Lenormant, “La megie chez les Chaldèens”.
** Mulge è il signore dell’inferno; Nin-gelal è la terra; Nindar è saturno; Paku è Mercurio; En-Zuna è la luna; Tishku è Venere; Udu è il sole.
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